Una ragazza... un cane... forse l'inizio di una rinascita...
“Il respiro di un istante” è una favola moderna, dove incontri e coincidenze iniziano a cambiare la vita di una persona che non sperava più di poterlo fare.
Racconta come gli animali, la natura ed i messaggi inaspettati che si possono trarre dallo starla ad ascoltare può farci vedere le cose in una diversa prospettiva, può permetterci di scoprire qualcosa in più sulla nostra essenza ed acuire i nostri sensi. E' una storia sulla speranza, la speranza di sconfiggere malattie e depressioni guardando ad un'innocenza che ormai fa parte solo del mondo animale, e che la nostra umanità ha dimenticato.
Gaia Armellino è nata a Savona l'11/08/1982.
Si è laureata in Cinema ed arti visive presso l'Università di Pisa.
Ha lavorato come giornalista sia in quotidiani che presso una tv locale. Ha vinto diversi premi letterari sia nazionali che internazionali.
Ha pubblicato il racconto "Rileggersi" nell'antologia "Caro amore ti scrivo" (Ibiskos, 2007).
Ama immensamente tutti gli animali, è vegetariana e sostiene la Lav.
Vive a Carrara con il marito, due cani, quattro gatti e uno scoiattolo
"Il respiro di un istante" è il suo primo romanzo
RECENSIONE DI SILVIO FOINI, SCRITTORE
Il respiro di un istante... Mai titolo di romanzo fu così centrato. In un lunghissimo, sofferto istante la protagonista della vicenda afferra l’essenza stessa della vita che le era sfuggita procurandole malesseri ma soprattutto il male del vivere.
In un istante, giusto il tempo di fissare i propri occhi in quelli di un cane, un ponte viene gettato fra due esseri viventi tanto diversi seppur per certi versi eguali. Dal primo gradino della scala dell’ordine naturale la protagonista discende al secondo, quello del regno animale e qui si imbatte nella verità. Nell’azzurra semplicità di una corsa sul prato assieme a quel cane percepisce quello che le è da anni venuto meno: le proprie radici. Come scrive il Villaroel, poeta catanese del secolo passato:
“Sempre ritorno fra le tue pareti, come un rifugio, o casa di mia gente!
Nessun albergo mai, nessun ostello, per varie plaghe, fu più seducente
del tuo silenzio ove, dal lungo esilio, vengo, a sanarmi d'ogni mia ferita,
in colloquio coi morti che mi amarono perché nacque da loro la mia vita.
Tu sola ridi, o casa di mia gente; tu sola resti, in mezzo alla rovina,
di tutti i sogni miei tristi e mendaci, nell'ora di mia vita che declina!
Tu sola vieni, o casa dell'infanzia, al mio ricordo ed alla mia speranza,
e, nel mio folle errare senza quiete, questa sola dolcezza oggi mi avanza.
Tornerò bimbo sulle tue terrazze; guarderò nelle notti, le tue stelle
tremare sulle torri delle chiese; ci sarà il canto delle mie sorelle,
ci sarà l'ombra di mia madre e il grido del vecchio gallo, a l'alba nei cortili
e dalle tue finestre, nell'azzurro, vedrò spuntare i rinascenti aprili.
E sarà la mia gioia e la mia pace: l'unica gioia che può dar mondo,
l'unica pace che può dar la vita: vivere sotto il bel ciel giocondo
di nostra terra, quello che ci fulse negli occhi quando noi fummo creati
e morire così, serenamente, accanto ai nostri morti e ai nostri nati."
In questi stupendi versi l’antidoto contro il male del vivere quotidiano che ci assale deteriorando la qualità della nostra esistenza tutta tesa verso quel chissacchè che dovrebbe offrirci la felicità.
La cerchiamo ossessionatamente, come ciechi la luce, ma essa sta lì, accanto a noi come la nostra ombra: basterebbe allungare solo una mano...
In queste pagine, la bellezza di un’anima che corre incontro alla vita, incontro al sole d’oriente, non a quello d’occidente quello del tramonto, che può si sembrare molto romantico ma conduce al termine d’una strada presto costellata da scure ombre.
Bellissimo e da leggere tutto d’un fiato per non perderne l’armonia.
Leggi l'articolo de "Il Tirreno" del 14 Luglio 2010
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